Quali norme comportamentali vanno adottate per tentare di “rieducare” l’intestino?
La riabilitazione intestinale non sarebbe efficace se non tenesse conto delle condizioni di vita del paziente, dell’ambiente in cui vive e delle sue necessità sociali, familiari e lavorative.
Per questi motivi, è necessario rieducare la persona a un regolare ritmo nelle defecazioni, di solito a giorni alterni e in momenti ben prestabiliti (l’orario dovrebbe essere sempre più o meno lo stesso e lo svuotamento andrebbe effettuato circa 30 minuti dopo i pasti, così da farlo coincidere con il fisiologico aumento dei movimenti peristaltici intestinali: il cosiddetto “riflesso gastrocolico”), in modo da consentirle di svolgere liberamente le proprie attività senza il timore di “incidenti” estremamente spiacevoli per sé e per quanti le stanno vicino. È indispensabile, inoltre, addestrarlo all’utilizzazione del bagno ed a prevedere le eventuali modificazioni dell’ambiente domestico e/o lavorativo. Se il paziente necessita di assistenza, occorre coinvolgere nel programma rieducativo i familiari o il caregiver. Infine, vanno illustrati con chiarezza i segni e i sintomi delle più frequenti patologie intestinali (sanguinamento rettale, disreflessia autonoma, stipsi) da comunicare tempestivamente al proprio medico di fiducia.
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Con quale atteggiamento si può affrontare la relazione con il partner?
La dimensione affettiva è parte integrante del funzionamento dell’essere vivente, che può vivere solo in relazione ad altri esseri viventi. Vivere con gli altri permette alla persona di confrontarsi, di misurarsi nelle autonomie, di sperimentare possibilità di superamento delle difficoltà, con conseguente rinforzo del sentimento di autostima. Nel normale percorso di vita, la persona si trova ad affrontare momenti di “insicurezza” rispetto alla propria possibilità di vivere esperienze affettive soddisfacenti. Nelle fasi successive a un evento traumatico, come può essere una lesione midollare, la persona può avere dubbi relativamente al suo ruolo nella relazione con il partner. A maggior ragione, la persona che si confronta con nuove relazioni può essere inibita rispetto al mettersi in gioco. È fondamentale continuare a percepirsi come “persona unica e insostituibile” nonostante la “presenza” della carrozzina. Da qualche anno, la diffusione della cultura della differenza come risorsa ha attivato possibilità maggiori di accesso a luoghi di aggregazione anche per persone con disabilità motoria. Mantenere rapporti umani fuori dall’ambiente familiare motiva alla cura di sé, del proprio corpo e dei propri interessi.
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Questo documento fa parte del libro Blue Book, 201 risposte alla mielolesione ed è stato realizzato grazie alle vostre donazioni.
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