Quali complicanze possono insorgere con la vescica neurogena?

Abbiamo già ricordato le infezioni urinarie, i calcoli e la disreflessia autonoma.

Abbiamo accennato al reflusso vescico-ureterale, che rappresenta la complicanza più temibile per il rischio di danni irreversibili alla funzionalità renale (insufficienza renale): ci preme sottolineare come spesso tale situazione sia del tutto asintomatica e, pertanto, come sia importante sottoporsi periodicamente agli accertamenti prescritti per evitare di arrivare “troppo tardi”.

Altre complicanze sono rappresentate dalle prostatiti (infezioni della prostata) e dalle orchiepididimiti (infezioni dei testicoli e delle prime vie spermatiche), determinate solitamente da traumi uretrali, traumi testicolari (da schiacciamento durante i passaggi posturali), infezioni delle vie urinarie e catetere a permanenza: se non adeguatamente trattate, le orchiti possono condurre anche alla perdita dei testicoli con conseguente deficit ormonale. Segnaliamo infine le fistole peno-scrotali: si tratta di piccoli “canali” che mettono in comunicazione l’uretra con lo scroto e, in alcuni casi, anche con l’esterno, e che si formano per la prolungata permanenza del catetere in vescica. Per prevenire la formazione delle fistole, il catetere va fissato con un cerotto all’addome del paziente, onde evitare il decubito sull’angolo peno-scrotale; il trattamento è solitamente chirurgico.

Le fistole si possono formare anche in seguito a trauma uretrale da cateterizzazione ripetuta, quando la punta del catetere, durante il passaggio in uretra, ne determini una soluzione di continuo della mucosa: nella zona della lesione si forma una piccola sacca (diverticolo) che, se non correttamente diagnosticata, si ingrandisce progressivamente ad ogni successiva cateterizzazione fino a fistolizzare nello scroto o all’esterno.

I diverticoli e le fistole uretrali rappresentano, insieme alle stenosi (restringimenti) dell’uretra, l’unica controindicazione al cateterismo intermittente.