In che cosa consiste, in particolare, la farmacoinfusione intracavernosa?
La farmacoinfusione intracavernosa (FIC) di farmaci vasoattivi rappresenta una delle metodiche terapeutiche più efficaci e diffuse per favorire la ripresa dell’attività erettiva nel paziente con lesione spinale.
È una tecnica che prevede di iniettare, direttamente nei corpi cavernosi del pene, un farmaco cosiddetto “vasoattivo”, cioè in grado di far affluire il sangue nei corpi cavernosi e determinare un’erezione del tutto simile a quella normale. L’iniezione viene effettuata mediante un ago da insulina, lateralmente o a livello del glande, dal paziente stesso (autoiniezione) o dalla partner (se il paziente è tetraplegico), qualche minuto prima del coito. Prima di procedere all’autoiniezione domiciliare, il paziente deve essere adeguatamente addestrato e devono essere somministrate, sotto controllo medico, dosi via via crescenti di farmaco fino a raggiungere il dosaggio efficace a realizzare un’erezione di validità e durata tale da consentire un rapporto sessuale soddisfacente per il paziente e la propria partner.
Il farmaco attualmente più utilizzato per la FIC è la prostaglandina E1 (PGE1); un tempo veniva somministrata la papaverina e la fentolamina, il cui uso è stato quasi completamente soppiantato dalla PGE1, sostanza praticamente priva di effetti collaterali.
Le possibili complicanze sono rappresentate da priapismo (erezione che si protrae per oltre 6 ore, per sovradosaggio farmacologico o ipersensibilità individuale), ecchimosi nel punto di iniezione, dolore e fibrosi (indurimento del pene).
È stata sperimentata anche la somministrazione di PGE1, mediante pomata, gel o microsupposte (MUSE), direttamente nell’uretra peniena, da dove può essere assorbita all’interno dei corpi cavernosi, evitando così il ricorso all’iniezione, che costituisce a volte un ostacolo insormontabile per molti pazienti. Il dosaggio utile di farmaco è nettamente superiore a quello usato per via intracavernosa ed i risultati non sono stati confortanti.
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Quali sono i vantaggi della terapia orale con i farmaci inibitori delle fosfodiesterasi?
I farmaci inibitori delle fosfodiesterasi (sildenafil, vardenafil, tadalafil, avanafil) provocano un rilascio della muscolatura liscia dei corpi cavernosi del pene, favorendone l’erezione. Tali molecole sono molto efficaci nel trattamento dei deficit erettivi della persona con lesione spinale (fino all’80% di successi) e l’assunzione per via orale ne facilita l’uso e l’accettazione da parte dei pazienti e delle loro partner. Di questi farmaci, il sildenafil, il vardenafil e l’avanafil vanno assunti da 15 a 40-60 minuti prima del rapporto sessuale e l’erezione può durare da 30 a 90 minuti; il tadalafil, invece, favorisce l’erezione nelle 24-36 ore successive all’assunzione, con una latenza di azione di circa 30 minuti. L’efficacia di tali molecole è maggiore quando vi è la conservazione, anche parziale, di un’attività erettiva di tipo riflesso rispetto alla presenza di sole erezioni psicogene; nel qual caso risulta più affidabile la terapia con FIC. Tra gli effetti collaterali vanno segnalati la cefalea, l’ipotensione, la dispepsia e la “visione blu”, ma spesso questi disturbi non sono tali da costringere i pazienti a interrompere il trattamento.
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