Esistono strutture ricettive e trasporti pubblici accessibili?
Una delle maggiori incognite per il viaggiatore in carrozzina è la difficoltà di individuare ristoranti e alberghi accessibili. Raramente le guide turistiche indicano le caratteristiche delle strutture in termini di presenza/assenza di barriere architettoniche e, anche quando un albergo si presenta con il simbolo della carrozzina, non significa che sia pienamente fruibile. Può accadere di trovare un ascensore dove non entra la carrozzina, un bagno con gradino o una sala ristorante con tre gradini.
A volte bastano piccoli interventi per risolvere la situazione (come smontare la porta del bagno o spostare i letti); altre volte l’unica soluzione è cercare un hotel più adeguato. Il comfort alberghiero è fondamentale per la riuscita del viaggio, soprattutto se dura più di tre giorni. In quest’ultimo caso, infatti, sono possibili anche adattamenti spartani, ma per periodi più lunghi la scomodità può procurare grossi problemi di salute e ne va della qualità della vacanza.
Trovare ristoranti accessibili è più facile, anche se l’accesso senza barriere non è garanzia di servizi igienici altrettanto fruibili. In generale, comunque, le strutture di recente costruzione prevedono obbligatoriamente la presenza di toilette per persone con disabilità.
Sia in Italia che all’estero si trovano campeggi ovunque, ma ne va preventivamente verificata l’accessibilità e la presenza di servizi igienici adeguati.
Nelle città italiane, i trasporti pubblici non sempre sono attrezzati per persone in carrozzina: la loro collocazione è a macchia di leopardo, oltre che in continua evoluzione, per cui non è possibile dare indicazioni precise. È in aumento il numero degli autobus con pedane per la salita e la discesa di persone in carrozzina e, nelle città dotate di metropolitana, alcune linee sono accessibili anche ai portatori di handicap. In questa situazione, gli sportelli di informazione turistica presenti in tutte le città italiane ed europee diventano un punto di riferimento imprescindibile per il turista con bisogni speciali.
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Per una persona con lesione spinale, è possibile fare attività sportiva?
Fare attività sportiva è non solo possibile, ma consigliabile: l'esercizio sportivo si è rivelato infatti uno dei metodi più coinvolgenti per ottenere dalla persona con lesione spinale la collaborazione necessaria per intraprendere un efficace percorso riabilitativo. L'idea di introdurre lo sport nella riabilitazione delle mielolesioni si deve a un medico inglese, il Dott. Guttmann, che fin dal 1944 creò un settore ad hoc presso l'Unità Spinale di Stoke Mandeville in Gran Bretagna. Da allora questa pratica si è sempre più diffusa fino a rappresentare oggi una costante nel settore riabilitativo del para- e del tetraplegico. I metodi di rieducazione tradizionali, dagli esercizi di rinforzo muscolare alla deambulazione, alla mobilizzazione passiva, vengono sempre più frequentemente integrati dalla pratica di attività sportive con lusinghieri risultati. Il metodo, cosiddetto di "sport-terapia", può essere effettuato durante la degenza ospedaliera non appena le condizioni generali del paziente lo consentono: compatibilmente col livello di lesione, questo può essere possibile anche già quattro-cinque mesi dopo l'evento lesivo.
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Questo documento fa parte del libro Blue Book, 201 risposte alla mielolesione ed è stato realizzato grazie alle vostre donazioni.
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