È possibile che si verifichino, comunque, episodi di incontinenza alle feci e ai gas?
Purtroppo, l’incontinenza ai gas e alle feci è un evento frequente. Nonostante una corretta riabilitazione intestinale, basta un aumento della pressione addominale, l’assunzione anche occasionale di cibi o bevande irritanti, “prendere freddo”, o un ritardo, anche di poco, dell’evacuazione programmata per determinare la fuga di gas o di feci.
Questo espone il paziente a un notevole disagio non solo fisico, ma anche sociale.
Solo la corretta esecuzione delle metodiche riabilitative prescritte e la stretta osservanza di alcune norme comportamentali possono ridurre al minimo tale rischio e consentire al paziente con lesione spinale di affrontare con sufficiente sicurezza quelle attività extradomiciliari che contribuiscono al suo reinserimento sociale.
Particolare attenzione va posta alla dieta e all’alimentazione.
Fra i cibi classificati come produttori di gas, vanno annoverati il latte e i suoi derivati, ricchi di lattosio; le cipolle; il cavolo, la rapa e la verza; i legumi; il topinambur; quasi tutta la frutta (escluse le mele, le pere e gli agrumi); i dolcificanti artificiali (presenti diffusamente, ad esempio, nelle bibite e nelle caramelle “senza zucchero”); le creme; la panna montata; le uova; e, infine, le acque e le bibite gassate. Purtroppo, anche il lattulosio, usato come lassativo, tende a gonfiare, così come l’abitudine di masticare chewing gum, il fumo, e i viaggi in aereo.
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Quali norme comportamentali vanno adottate per tentare di “rieducare” l’intestino?
La riabilitazione intestinale non sarebbe efficace se non tenesse conto delle condizioni di vita del paziente, dell’ambiente in cui vive e delle sue necessità sociali, familiari e lavorative. Per questi motivi, è necessario rieducare la persona a un regolare ritmo nelle defecazioni, di solito a giorni alterni e in momenti ben prestabiliti (l’orario dovrebbe essere sempre più o meno lo stesso e lo svuotamento andrebbe effettuato circa 30 minuti dopo i pasti, così da farlo coincidere con il fisiologico aumento dei movimenti peristaltici intestinali: il cosiddetto “riflesso gastrocolico”), in modo da consentirle di svolgere liberamente le proprie attività senza il timore di “incidenti” estremamente spiacevoli per sé e per quanti le stanno vicino. È indispensabile, inoltre, addestrarlo all’utilizzazione del bagno ed a prevedere le eventuali modificazioni dell’ambiente domestico e/o lavorativo. Se il paziente necessita di assistenza, occorre coinvolgere nel programma rieducativo i familiari o il caregiver. Infine, vanno illustrati con chiarezza i segni e i sintomi delle più frequenti patologie intestinali (sanguinamento rettale, disreflessia autonoma, stipsi) da comunicare tempestivamente al proprio medico di fiducia.
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Questo documento fa parte del libro Blue Book, 201 risposte alla mielolesione ed è stato realizzato grazie alle vostre donazioni.
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