Con quali sintomi si manifesta la disreflessia autonomica?

Il quadro clinico, che si instaura gradualmente o in modo rapido, è caratterizzato da:

  • cefalea pulsante, a volte estremamente violenta;
  • ipertensione (a volte fino a 300 mm Hg) o comunque pressione significativamente più alta di quella abituale;
  • tachicardia o bradicardia;
  • sudorazione;
  • ritenzione urinaria;
  • altri sintomi minori (congestione nasale, eritema, orripilazione, midriasi, dispnea, contratture muscolari agli arti inferiori e all’addome).

La crisi può manifestarsi con tutti o solo alcuni dei sintomi sopra descritti; l’unico costante è il rialzo pressorio.

Particolarmente pericolosi sono gli episodi acuti perché possono condurre a un arresto cardiaco o a un’emorragia cerebrale o retinica.

Non sono però da sottovalutare i casi ad andamento cronico, che rappresentano una spia della alterata regolazione neurovegetativa.

Gli episodi acuti di disreflessia autonomica costituiscono un’emergenza medica: è importante, perciò, che il paziente abbia sempre con sé una fotocopia della scheda riprodotta nell’ultima pagina di questo capitolo. Poiché è un fenomeno pressoché esclusivo della lesione midollare e non molto conosciuto al di fuori dell’ambiente degli addetti ai lavori, di fronte all’insorgere della sintomatologia sarà utile mostrare questa scheda per richiedere l’intervento di un medico che provvederà alle cure del caso.

Molte persone con lesione spinale “sfruttano” i primi sintomi di disreflessia come segnale di ripienezza della vescica (che provvedono poi a svuotare). In ambiente sportivo, addirittura, esiste una strategia, chiamata “boosting”, che consiste “nell’autoprovocarsi” la crisi mediante stimoli nocicettivi (cinture strette, traumi ed altro) per aumentare la performance grazie alla scarica di adrenalina. Ovviamente ciò è vietato dai regolamenti, poiché di fatto è un vero e proprio doping, senza farmaci, ma potenzialmente molto più pericoloso anche solo per una singola “somministrazione”.