Come si realizza la ripresa dell’attività sessuale nella donna mielolesa e quali possibilità ha di procreare?
Generalmente si assiste a un periodo di amenorrea (assenza di mestruazioni) e/o di ovulazione post-traumatica di durata variabile, in genere tra i 2 e i 6 mesi. Successivamente, la possibilità di avere figli, compatibilmente con le condizioni generali, ritorna a essere normale e, in quanto tale, può rendere indicata l’adozione di misure contraccettive (pillola, spirale) se la persona sceglie di evitare gravidanze indesiderate. Va però detto che la pillola può essere controindicata per un aumentato rischio di trombosi legato alla paralisi e che anche le complicanze di un IUD possono essere, da un lato, misconosciute per la mancanza di sensibilità e, dall’altro, provocare manifestazioni disreflessiche. Si ricorda che il condom (preservativo) è l’unico mezzo, esattamente come prima della lesione spinale, che, se correttamente utilizzato, serve contemporaneamente alla prevenzione sia delle gravidanze indesiderate che delle malattie sessualmente trasmesse.
Per quanto fin qui detto e rispetto all’uomo, dal punto di vista anatomico, la ripresa dell’attività sessuale da parte della donna presenta meno problemi, almeno per quanto riguarda le possibilità di soddisfare il partner.
A volte, l’ipertono dei muscoli adduttori può creare qualche difficoltà alla penetrazione: è sufficiente, in questi casi, assumere una posizione prona o in decubito laterale (d’altra parte, ciò può essere sfruttato per compensare la perdita delle contrazioni vaginali), se non bastasse quella “a rana” o “a yoga”. Esiste spesso una riduzione della caratteristica lubrificazione vulvo-vaginale: se ciò rende difficile il coito, possono essere utilizzati lubrificanti (idrosolubili), la cui applicazione potrebbe entrare a far parte dei preliminari e del petting. Vanno inoltre ricordati i rischi di lesioni da decubito e di fratture osteoporotiche.
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In caso di gravidanza, quali problemi possono sorgere e quali sono le misure da adottare?
Secondo le esperienze acquisite, non esiste il rischio che durante la gravidanza insorgano particolari complicanze, oltre a quelle relative alla condizione di una donna con una lesione midollare. Ciò significa che sarà ovviamente indispensabile controllare accuratamente vescica, reni e intestino, nonché sospendere quelle terapie farmacologiche che possono essere dannose per l’embrione o il feto. Occorre inoltre sempre tenere presente che in gravidanza aumenta il rischio di trombosi (già presente per la paralisi) e che un’eventuale minaccia di aborto possa passare inosservata o manifestarsi con sintomi di tipo disreflessico o “equivalente”. Per quanto riguarda la donna con spina bifida
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