Come si può curare la vescica “iperattiva”?
Nella vescica “iperattiva” o da “lesione del motoneurone superiore” (LMNS), in assenza di dissinergia detrusore-sfintere striato e con pressioni detrusoriali “di sicurezza” documentate dall’esame urodinamico, si ricerca la contrazione detrusoriale riflessa mediante la percussione o stimolazione sovrapubica. Questa manovra deve essere effettuata a intervalli regolari (di solito ogni 3-4 ore) e si deve registrare ogni volta la quantità di urina emessa. Per valutare l’efficacia della minzione riflessa, in particolare nelle prime fasi dell’iter riabilitativo vescicale, è indispensabile far seguire alla stimolazione sovrapubica, almeno 4 volte al giorno (ogni 6 ore), la misurazione del residuo post-minzionale mediante cateterismo intermittente. Si definisce “vescica bilanciata” un serbatoio vescicale che si svuota con residuo post-minzionale sufficientemente basso, con pressioni non a rischio per la funzionalità renale e con continenza accettabile tra uno svuotamento e l’altro. Se si ottiene il bilanciamento vescicale nei termini descritti, il paziente potrà continuare a svuotare la vescica a intervalli regolari mediante le stimolazioni sovrapubiche senza la necessità di effettuare il cateterismo intermittente. Se il residuo post-minzionale rimane elevato, il paziente può completare lo svuotamento vescicale riflesso una o più volte al giorno mediante autocateterismo.
Nella maggioranza dei casi (85-90% dei pazienti con vescica iperattiva), per la presenza di alte pressioni detrusoriali, di dissinergia detrusore-sfintere striato o di residuo post-minzionale elevato, con rischio di reflusso vescico-ureterale e conseguente danno renale, è necessario sottoporre il paziente a terapia medica con farmaci anticolinergici (ossibutinina, tolterodina, trospio, solifenacina, propiverina, darifenacina, fesoterodina) o betastimolanti (mirabegron) ed utilizzare il cateterismo intermittente (generalmente pulito o “no-touch”, ogni 6 ore o con scadenze tali da non superare volumi vescicali di 400 cc) per svuotare la vescica, eliminando nel contempo il ricorso alle stimolazioni sovrapubiche.
Se questi accorgimenti non dovessero essere sufficienti e/o in presenza di reflusso vescico-ureterale conclamato, può essere necessario ricorrere a provvedimenti più invasivi. Tra questi, ricordiamo l’iniezione, mediante cistoscopia, della tossina botulinica nelle pareti del detrusore. La tossina botulinica “paralizza” i muscoli per un periodo limitato di tempo (circa 8-10 mesi), consentendo al paziente di ridurre o sospendere la terapia con anticolinergici e/o betastimolanti e di continuare i cateterismi intermittenti fino a una nuova infiltrazione. Nel caso che anche questo trattamento dovesse risultare inefficace si dovrà allora eseguire un intervento chirurgico per ridurre le resistenze uretrali (con il rischio di comparsa/aumento dell’incontinenza) o la pressione all’interno della vescica.
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Come si può curare la vescica “acontrattile”?
In caso di vescica “acontrattile” o da “lesione del motoneurone inferiore” (LMNI), anche se la minzione potrebbe essere ottenuta mediante l’attivazione del torchio addominale (“spingendo” con la pancia), è indicato effettuare lo svuotamento vescicale mediante la pratica del cateterismo intermittente. Nella vescica da LMNI, il detrusore non riprende alcun tipo di attività riflessa (in quanto deconnesso dai centri midollari) e pertanto all’interno del serbatoio vescicale la pressione rimarrà costantemente bassa. In particolare, nell’uomo possono essere presenti resistenze uretrali al passaggio dell’urina (prostata), per cui spesso non è ottenibile il completo svuotamento della vescica. Inoltre, l’attivazione del torchio addominale (e il conseguente aumento della pressione all’interno della vescica) può determinare nel tempo danni alla parete vescicale. Per questi motivi, anche in caso di vescica acontrattile (solitamente non soggetta alle complicanze che si osservano nella vescica iperattiva), è consigliabile effettuare il cateterismo intermittente (anche in questo caso pulito, ogni 4 ore o con scadenze tali da non superare volumi vescicali di 400 cc).
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Questo documento fa parte del libro Blue Book, 201 risposte alla mielolesione ed è stato realizzato grazie alle vostre donazioni.
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