Come si può affrontare la disreflessia autonomica e qual è l’eventuale terapia?
Poiché l’esperienza clinica ha individuato tutte, o quasi, le cause di questa sindrome, la prima regola da seguire è quella di informare (da parte del medico) e di apprendere (da parte del paziente e dei suoi familiari) quali ne siano i fattori scatenanti, per cercare di prevenirli.
La sintomatologia va affrontata il più rapidamente possibile. I principali accorgimenti da adottare sono i seguenti:
Far sedere il paziente oppure sollevarne la testa per tentare di abbassare la pressione arteriosa.
Svuotare la vescica, meglio se utilizzando un catetere. In presenza di un catetere a dimora, controllarne la pervietà lavandolo delicatamente e accuratamente: se questo non dovesse bastare, sostituirlo con uno nuovo.
Rimuovere manualmente e molto delicatamente il materiale eventualmente presente nel retto, dopo aver lubrificato il canale anale con gel anestetico.
Togliere fasce elastiche, calze e ogni altro vestito stretto.
Verificare la presenza di altri eventuali fattori scatenanti (ulcere e decubiti cutanei, patologie addominali, fratture, paraosteoartropatie).
Monitorare la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca.
Se gli accorgimenti e le manovre indicate non sono sufficienti, è necessario somministrare un farmaco antiipertensivo, tenendo sempre ben presenti i possibili effetti collaterali, come, per esempio, un’ipotensione eccessiva.
Il trattamento di base può essere costituito da una compressa da 10 mg di nifedipina (anche per via sublinguale), da ripetere eventualmente dopo 15 minuti. La terapia farmacologica, in ogni caso, deve SEMPRE essere prescritta ESCLUSIVAMENTE dal medico.
A volte il problema non viene risolto in modo accettabile: è quindi indispensabile ricorrere a interventi definitivi come, ad esempio, la resezione chirurgica dello sfintere vescicale (sfinterotomia).
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Che cos'è la spasticità (o ipertono) e quali sono le cause?
Dopo una lesione spinale, il midollo entra in una fase di shock, durante la quale i muscoli sono flaccidi (“ipotonici”) e i riflessi assenti. In seguito, nella maggior parte dei casi, si assiste a una lenta ripresa dell’attività riflessa sottolesionale che porta alla comparsa di turbe del tono, quali la spasticità (o “ipertono”). Solo nei casi non frequenti di lesioni necrotiche che compromettono vaste aree del midollo (il più delle volte si tratta di lesioni arteriose, anche post-traumatiche o associate alla lesione traumatica, con necrosi midollare), la paralisi resta flaccida. La paralisi resta flaccida, inoltre, in tutte quelle
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