Che significato può avere per la persona con lesione spinale la ripresa della stazione eretta e della deambulazione?
Quando i pazienti paraplegici hanno raggiunto la completa autonomia in carrozzina, se lo desiderano, possono iniziare l’addestramento all’uso dei tutori per la deambulazione. Questo però non è possibile per tutti i mielolesi: nei casi di lesione motoria completa cervicale e dorsale alta, non vi è praticamente alcuna indicazione all’uso di tutori.
Nei soggetti con sezione midollare più bassa (da L2 a S5) e nei casi di lesione motoria incompleta con buon recupero della motricità sottolesionale si può invece procedere alla “tutorizzazione” degli arti inferiori: solo in questi casi, infatti, è ipotizzabile raggiungere la “deambulazione funzionale”, intendendo con ciò la capacità di utilizzare i tutori per gran parte della giornata per spostarsi, in maniera sufficientemente veloce e sicura, all’interno dell’ambiente domestico o di lavoro, e anche al di fuori di esso, servendosi della carrozzina solo in casi particolari o per lunghi percorsi.
È sempre comunque da valutare anche nelle lesioni complete dorsali (e a volte cervicali basse), nonostante i pareri in proposito non siano concordi, se avviare il paziente alla cosiddetta “deambulazione terapeutica”, finalizzata al raggiungimento della posizione eretta e del cammino per sfruttare gli effetti positivi dell’ortostatismo e della mobilizzazione articolare.
A tale scopo, in ogni caso, è sufficiente l’utilizzazione di uno stabilizzatore di statica o apparato di verticalizzazione (standing): il paziente può così mantenere la stazione eretta per almeno una o due ore al giorno, anche e soprattutto a domicilio dopo la dimissione. Il carico migliora la funzionalità del sistema circolatorio e di quello gastrointestinale, riduce la spasticità e previene le deformità articolari in flessione degli arti inferiori; si possono associare esercizi per ottimizzare l’equilibrio del tronco e rinforzare la muscolatura del cingolo scapolare.
Inoltre, il carico e la verticalizzazione, in teoria, favoriscono il trofismo osseo (in altri termini, rallentano l’inevitabile insorgenza dell’osteoporosi), anche se non ci sono sicure evidenze in tal senso, almeno nelle mielolesioni.
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Che cosa sono i tutori per la deambulazione e come vengono utilizzati?
Esistono vari tipi di tutori per la deambulazione con caratteristiche ben precise, che devono essere attentamente considerate quando tali ausili vengono consigliati ai pazienti: ogni soggetto, infatti, in rapporto alla tipologia della lesione al quadrante che si presenta, alla propria valutazione preliminare e ai successivi controlli in corso di realizzazione e addestramento. I pazienti iniziano quindi un trattamento specifico che prevede, prima di tutto, la preparazione (mediante rinforzo dei muscoli sovralesionali e dei cosiddetti "muscoli ponte", esercizi di equilibrio) e l'addestramento al corretto posizionamento dei tutori. Successivamente si passa al carico e alla deambulazione, eseguita prima alle parallele, poi al di fuori di esse con l'utilizzazione di adeguati ausili utilizzati con gli arti superiori (stampelle con appoggi antibrachiali, deambulatore, tripodi); contemporaneamente, è fondamentale imparare ad alzarsi e a sedersi sulla carrozzina, nonché - quando possibile - salire e scendere le scale, cadere senza farsi male e rialzarsi da terra in autonomia. I tutori per la deambulazione devono avere in ogni caso i seguenti requisiti: essere costruiti in materiale molto resistente e leggero; essere tollerati a livello cutaneo; non essere troppo pesanti; essere esteticamente accettabili; essere facilmente indossabili.
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Questo documento fa parte del libro Blue Book, 201 risposte alla mielolesione ed è stato realizzato grazie alle vostre donazioni.
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