Che cos’è una trombosi venosa profonda e come si può prevenire e curare?

Le trombosi venose profonde (TVP) costituiscono una complicanza molto frequente sia nella fase acuta che in quella degli esiti delle lesioni midollari.

Sono determinate dalla “chiusura”, totale o parziale, di una vena (solitamente negli arti inferiori o nella pelvi) da parte di un “tappo” (coagulo), che si forma all’interno del vaso, ostacolando il flusso di sangue dalla periferia verso i grossi vasi dell’addome e il cuore (ritorno venoso).

I fattori predisponenti includono la paralisi muscolare, la perdita del tono vasomotorio, l’immobilità, la disidratazione, il fumo di sigaretta e l’assunzione di ormoni (pillola).

Clinicamente, il sospetto di trombosi venosa profonda sorge quando un edema, anziché comparire bilateralmente, è presente solo o prevalentemente su un piede o polpaccio, che può risultare anche più caldo. La presenza di febbre, in assenza di altre cause note, può supportare la diagnosi, che va comunque confermata tramite accertamenti strumentali (doppler e/o flebografia). Qualche volta la trombosi si manifesta con aumento della spasticità o fenomeni disreflessici.

La prevenzione va effettuata mediante il posizionamento antideclive degli arti, frequenti cambi posturali, l’utilizzazione di calze elastiche, la mobilizzazione articolare ed una adeguata profilassi farmacologica; il trattamento prevede l’utilizzazione di farmaci anticoagulanti ed una breve immobilizzazione dell’arto.

Una delle complicanze più pericolose delle TVP è l’embolia polmonare (occlusione delle arterie dei polmoni causata dagli emboli provenienti dal trombo venoso), che può anche determinare la morte del paziente.