Che cosa si intende per “mano funzionale”?
Nel tetraplegico, il trattamento riabilitativo, la prescrizione e l’utilizzazione di ausili per l’arto superiore sono finalizzati al recupero della cosiddetta “mano funzionale”.
“Mano funzionale” significa, in parole povere, modificare in maniera strutturata e duratura le caratteristiche della mano paralizzata, in modo che possa funzionare almeno in parte per l’attività di presa e rilascio di oggetti.
La modifica consiste nel provocare l’accorciamento dei tendini del palmo delle mani, affinché, anche se i muscoli della presa sono deficitari, le dita possano “chiudersi” passivamente in determinate posizioni del polso/avambraccio assunte grazie alla motricità residua.
Viene di solito eseguito un bendaggio, o più raramente confezionata un’ortesi su misura, con lo scopo di mantenere la mano in una posizione funzionalmente utile alla prensione (estensione dorsale del polso, flessione delle articolazioni metacarpo-falangee, pollice addotto e in opposizione).
Si inizia poi il trattamento rieducativo, durante il quale viene eventualmente modificata l’ortesi per ottimizzare la manipolazione e la gestualità.
La “mano funzionale” costituisce una metodica di competenza superspecialistica, conosciuta ed applicata quasi esclusivamente in Unità Spinale, anche perché “riesce” meglio se programmata ed iniziata in fase acuta dopo lesioni spinale cervicale.
È molto importante il coinvolgimento nel programma di tutto il personale e del paziente, onde evitare che il risultato venga inficiato da “movimenti inadeguati” e “posizioni incongrue”: a volte bastano pochi minuti (al giorno) di queste ultime situazioni per “rovinare” settimane di complesso lavoro.
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Che cos'è la chirurgia funzionale?
La chirurgia funzionale si propone di correggere una funzione motoria danneggiata da un evento lesivo. Per quanto riguarda le lesioni spinali, viene utilizzata nel trattamento della spasticità (ipertono muscolare) e per ripristinare la motricità dell'arto superiore del tetraplegico. Nella terapia dell'ipertono si eseguono interventi di tenotomia (resezione del tendine) o di allungamento tendineo e di neurectomia (sezione del nervo). Gli obiettivi che si intendono raggiungere sono quelli di ridurre la tensione muscolare e, di conseguenza, migliorare l'ampiezza dell'escursione articolare, la funzionalità e la motilità degli arti, ridurre l'uso degli ausili e, soprattutto, prevenire le deformità e le complicanze a carico delle articolazioni (retrazioni e lussazioni). A livello dell'arto superiore del tetraplegico, si possono effettuare trasposizioni tendinee (spostamenti di tendini), sfruttando i tendini dei muscoli risparmiati dalla lesione (cosiddetti sovralesionali) per ripristinare la motricità del gomito, del polso e delle dita della mano: la contrazione volontaria del muscolo sano, che dopo la trasposizione del tendine al posto del muscolo paralizzato ha cambiato la sua funzione, determina così la ripresa del movimento a livello dei segmenti articolari sottolesionali e il recupero dell'attività dell'arto plegico.
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