Le paraosteoartropatie (POA) sono neoformazioni calcifiche, di consistenza e natura simile all'osso, che si sviluppano nei tessuti molli periarticolari (tendini, legamenti e aponeurosi), senza interessare direttamente le articolazioni. Di solito compaiono nel primo anno dopo l'evento traumatico e sono appannaggio delle articolazioni sottolesionali (arti inferiori, anca e ginocchio, per i paraplegici; gomiti nelle lesioni cervicali "basse"; spalle solo in quelle "alte"), oppure nel caso di concomitante lesione cerebrale (trauma cranico). Più raramente si possono formare anche in fase cronica, per lo più secondarie ad intercorrenti complicanze locali (traumi, infezioni, trombosi).
Le cause più accreditate sono rappresentate dai microtraumi
Quali trattamenti possono essere adottati nei confronti delle paraosteoartropatie?
Il trattamento delle POA non ha dato, fino ad ora, risultati molto soddisfacenti.
Può naturalmente rivelarsi importante la prevenzione di posture scorrette a letto e in carrozzina.
Altrettanto importanti sono gli esercizi di mobilizzazione articolare passiva e, dove possibile, attiva, che debbono comunque essere prudenti, precoci e ripetuti più volte al giorno: in tal modo viene preservato un grado di articolarità sufficiente a un buon recupero funzionale o, quanto meno, può essere mantenuto un certo grado di libertà articolare.
Le terapie farmacologiche (antinfiammatori, difosfonati) e fisiche (ultrasuoni, ionoforesi, crioterapia, radioterapia, onde d'urto) non si sono rivelate sicuramente efficaci.
Il trattamento chirurgico trova indicazione quando un'anchilosi non altrimenti risolvibile limiti gravemente l'autonomia del paziente. Va tenuto presente comunque che, se l'indicazione chirurgica non è corretta (in altri termini, se la POA non ha raggiunto la completa "maturazione" e non ha cessato la fase di crescita), è molto elevato il rischio di recidive. Inoltre, dopo l'intervento, che può essere complesso e demolitivo, il "vuoto" che resta nei tessuti a volte tende a fare da "invito" alla formazione di ematomi, con i rischi che ne conseguono, non ultimo la calcificazione dell'ematoma stesso.
Quali altre complicanze ortopediche possono seguire a una lesione midollare?
Le principali complicanze sono: l'osteoporosi, le fratture patologiche, l'osteomielite e la scoliosi.
Osteoporosi
È una perdita di massa ossea (sali di calcio e proteine), determinata dall'immobilità e dall'assenza del carico, a cui fa seguito un indebolimento meccanico delle ossa e quindi un maggior rischio di fratture patologiche.
La diagnosi è radiologica e di laboratorio.
Fratture patologiche
Sono una diretta conseguenza dell'osteoporosi.
Le cause possono essere costituite da traumi (anche di lieve entità), cadute, mobilizzazioni inappropriate.
Le sedi più frequenti sono il femore, la tibia e le vertebre.
I sintomi sono rappresentati da tumefazione, deformità e aumento della
Quali trattamenti si possono adottare per prevenire o limitare le complicanze ortopediche?
Il trattamento dell'osteoporosi è costituito dall'adozione di una dieta che garantisca un costante apporto di calcio e vitamina D e dalla metodica applicazione di una serie di misure contro l'immobilità: fra le più utili, la mobilizzazione precoce (attiva o passiva) e il posizionamento in ortostatismo mediante gli apparati di verticalizzazione (anche se in letteratura non vi è una chiara evidenza scientifica a tale proposito).
Per le fratture patologiche si rende indispensabile l'immobilizzazione in tutori o in gesso, oppure l'osteosintesi chirurgica.
L'osteomielite richiede un trattamento farmacologico con antibiotici e, se necessario, un intervento chirurgico di escissione e drenaggio del segmento osseo colpito, e a volte l'ossigenoterapia iperbarica.
La prevenzione della scoliosi impone un rigoroso controllo della postura e, in alcuni casi, l'utilizzo di corsetti che, per un giusto compromesso tra efficacia e minimizzazione del rischio di lesioni da decubito, saranno preferibilmente semirigidi. L'eventuale soluzione chirurgica (stabilizzazione con mezzi di sintesi e/o innesti di osso) ha l'obiettivo di rallentare o bloccare l'evoluzione della deformità.
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