La vescica

Quale funzione svolge l'apparato urinario e come è costituito?

L'apparato urinario ha il compito di filtrare il sangue e di produrre, raccogliere ed eliminare l'urina come prodotto di scarto. In particolare, i reni sono gli organi deputati alla filtrazione ("depurazione" dai prodotti di scarto) del sangue e alla produzione di urina. Sono situati nella cavità addominale, sotto il muscolo diaframma, e ricevono il sangue attraverso le due arterie renali. Gli ureteri sono i due condotti attraverso cui l'urina, prodotta dai reni, raggiunge la vescica, dove viene raccolta prima di essere espulsa all'esterno del corpo attraverso l'uretra, che è un condotto di pochi centimetri e diritto nella donna, più lungo e con curvature nel maschio.

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Quali sono le funzioni particolari della vescica?

La vescica è l’organo preposto a raccogliere l’urina proveniente dai reni e a eliminarla durante la minzione. È un viscere a forma di sacco, le cui pareti sono costituite dal muscolo detrusore; riceve l’urina prodotta dai reni attraverso gli ureteri e comunica con l’esterno attraverso l’uretra. La funzione del muscolo detrusore è di espellere l’urina contraendosi durante la minzione. A livello uretrale sono presenti altri due muscoli, lo sfintere liscio e lo sfintere striato, che, con la loro contrazione, impediscono che l’urina fuoriesca dalla vescica durante la fase di riempimento, rilasciandosi durante la minzione. Il muscolo

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Come funziona la vescica durante la minzione?

Nella fase di riempimento, l’urina si accumula progressivamente nella vescica, distendendo il muscolo detrusore. Quando vi è una certa quantità di urina in vescica, avvertiamo una prima sensazione di “ripienezza vescicale” che ci avverte che il viscere si sta riempiendo. Quando la vescica è completamente piena ed ha raggiunto la massima capacità, avvertiamo un forte bisogno di urinare, che a volte può anche essere estremamente fastidioso: questo ci segnala che è necessario svuotare la vescica entro breve tempo. Durante questa fase, il muscolo detrusore non solo non si contrae, ma al contrario si lascia distendere, mentre lo sfintere liscio, automaticamente, e lo sfintere striato, sotto il controllo volontario, si contraggono per impedire la perdita di urina. In altri termini, quando si “tiene” per rinviare la minzione, si contrae volontariamente lo sfintere striato. Quando si decide di urinare, si rilascia volontariamente lo sfintere striato: automaticamente, anche lo sfintere liscio si rilascia e inizia la contrazione del detrusore che provvede a svuotare la vescica.

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Come si modificano le funzioni della vescica dopo una lesione midollare?

Dopo una lesione spinale, viene perduta la capacità di controllare volontariamente la minzione: come conseguenza, i pazienti diventano incontinenti o affetti da ritenzione urinaria, o entrambe le cose (il paziente perde urina ma non riesce a svuotare bene la vescica). Nei giorni immediatamente successivi a un danno midollare, durante la fase di shock spinale, la paralisi dei muscoli della vescica (detrusore e sfinteri) è totale e flaccida; dal punto di vista clinico, pertanto, la minzione è impossibile e si verificano “fughe”, cioè perdite di urina, quando la vescica è piena. Una volta terminata la fase di shock spinale, si osserva la ripresa dell’attività riflessa midollare, con quadri clinici diversi a seconda del livello di lesione. In particolare, si parla di “vescica iperattiva” nelle lesioni al di sopra di S2 e di “vescica a contrattile” quando la lesione riguarda il cono midollare (S2-S4). Questi due argomenti vengono trattati diffusamente alle pagine 65-71 di questo capitolo.

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Che cosa si intende per vescica neurogena e come si può curare?

Con il termine "vescica neurogena" si definiscono le disfunzioni dell’apparato vescico-sfinterico conseguenti a malattie neurologiche di varia natura. La vescica neurogena si osserva infatti in pazienti con patologie encefaliche, esiti di coma, malattie dei nervi periferici, ma soprattutto nelle patologie del midollo spinale. La vescica neurogena secondaria a una lesione midollare richiede una attenta valutazione dei disturbi minzionali correlati; riveste un ruolo di primaria importanza nel percorso di cura, sia per le difficoltà di trattamento che per le gravi complicanze a cui il paziente può andare incontro. In questa sede, tutte le volte che utilizzeremo il termine "vescica

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Incontinenza e ritenzione urinaria: cosa sono e come si manifestano?

L'incontinenza urinaria si definisce come l'emissione involontaria di urina in luoghi e momenti inappropriati e socialmente inopportuni. Nel paziente con lesione spinale si osserva: incontinenza da sforzo (o stress incontinence) secondaria a sforzi fisici che aumentano la pressione addominale (colpi di tosse, starnuti, deambulazione, passaggi posturali); incontinenza da iperattività detrusoriale, in assenza (o ridotta) sensazione di impellenza minzionale. La ritenzione urinaria è rappresentata dall'incapacità di emettere urina (ritenzione totale) o di svuotare la vescica (ritenzione parziale). Nella lesione spinale, la ritenzione urinaria è determinata dalla paralisi (acontrattilità) del detrusore o dall'iperattività dello sfintere striato (e/o liscio) con mancata apertura del collo vescicale e dell'uretra.

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Quali ausili esistono per l'incontinenza urinaria?

Gli ausili per l’incontinenza urinaria si dividono in ausili a raccolta e ausili con sistema ad assorbenza. Gli ausili con sistema a raccolta sono rappresentati dai cateteri esterni o raccoglitori esterni di urina, costituiti da condom (in lattice o latex-free) autoadesivi o fissati al pene mediante fascette biadesive o collante. Il buon senso suggerisce di sostituire il condom quotidianamente, anche se il cambio può rendersi necessario più volte al giorno in occasione dei cateterismi; la manovra, da qualcuno utilizzata per risparmiare condom, di serrare la sacca e fare il cateterismo con il condom in sede non è da considerarsi

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Cosa sono i presidi con sistema ad assorbenza?

I presidi con sistema ad assorbenza, i “classici” pannoloni, sono costituiti da un supporto di materiale esterno impermeabile, fluff di pura cellulosa (di spessore maggiore nella parte centrale), con o senza polimeri superassorbenti, ricoperti di un telino ipoallergenico nel lato a contatto con la pelle. Ne esistono di varie forme e misure per adattarsi al meglio alle esigenze e alle caratteristiche del paziente (pannoloni a mutandina, sagomati, rettangolari). Il loro uso non è privo di svantaggi: non impediscono del tutto il passaggio dell’urina all’esterno, favoriscono la macerazione cutanea, provocano sensazione di umidità e cattivo odore e necessitano di numerose sostituzioni durante la giornata. Come accessori possono essere utilizzate le mutande elasticizzate riutilizzabili (per indossare i pannoloni sagomati e rettangolari) e le traverse salvamaterasso, utili per proteggere gli effetti letterecci del paziente dalle urine e dalle feci. Il raccogligocce è un ausilio ad assorbenza per l’incontinenza urinaria, “modellato” come una piccola tasca, all’interno della quale viene introdotto il pene. È indicato per piccole incontinenze (a goccia), con una assorbenza massima di 80 cc, più confortevole dei pannoloni tradizionali.

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Che cos'è e a che cosa serve un catetere?

Il catetere è un dispositivo di varia foggia che consente lo svuotamento vescicale quando questo è impedito da deficit della contrattilità (paralisi) del detrusore o da ostacoli, anatomici (ipertrofia prostatica) e/o funzionali (“spasmo” dello sfintere striato e/o liscio) dell’uretra. Il catetere può essere lasciato “a dimora” all’interno del viscere per tempi prolungati (cateterismo a permanenza) o solo per il tempo strettamente necessario allo svuotamento della vescica (cateterismo intermittente). L’utilizzazione del catetere “a dimora” si è ultimamente molto ridotta a causa dei frequenti inconvenienti che può determinare, mentre la pratica del cateterismo intermittente è sempre più diffusa, sia perché previene

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Il “catetere a dimora” può provocare danni?

Il cateterismo a permanenza espone il paziente a numerosissime complicanze; per cui, a nostro avviso, deve essere riservato solo a casi estremamente gravi (lesioni da decubito, scarsa collaborazione del paziente o del caregiver al cateterismo intermittente) dove non vi sia la possibilità di intervenire in altro modo e solo dopo avere tentato tutte le altre soluzioni. Vengono usati i cateteri tipo Foley a palloncino, a due o tre vie: ne esistono di vari materiali (lattice e teflon, in elastomero di silicone, in silicone puro, in lattice e teflon rivestiti di hydrogel) che consentono al catetere di poter rimanere all’interno

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Che cos'è il cateterismo intermittente e quali sono i suoi vantaggi?

Il cateterismo intermittente è una pratica che consente al paziente di svuotare la vescica regolarmente più volte al giorno. Rappresenta una metodica di trattamento delle disfunzioni vescico-sfinteriche estremamente utile non solo nei difetti di svuotamento (ritenzione urinaria), ma anche nei difetti di riempimento (incontinenza) da iperattività detrusoriale: consente infatti un completo svuotamento vescicale in corso di terapia farmacologica con anticolinergici o quando non si raggiunga un bilanciamento vescicale ottimale (quando cioè permanga un residuo post-minzionale elevato). Costituisce la modalità di svuotamento vescicale elettiva dopo trattamento chirurgico di denervazione detrusoriale o di cistoplastica di ampliamento; consente infine di monitorare l

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Che cos'è un catetere idrofilo autolubrificante?

Con il termine “idrofilo” o “autolubrificante” si identifica un particolare catetere rivestito di una sostanza che, al contatto con l’acqua, ne assorbe le molecole, divenendo lubrificato e più o meno scivoloso rispetto alla mucosa uretrale. Per iso-, ipo- o ipertonicità si intende la maggiore o minore capacità che un catetere idrofilo possiede non solo di assorbire l’acqua, ma anche di trattenerla durante tutte le fasi del cateterismo: questa proprietà condiziona fortemente l’efficacia del dispositivo, perché riduce al minimo le lesioni a carico della mucosa dell’uretra. È stato ampiamente dimostrato come questa caratteristica consenta un uso dei cateteri ripetuto e prolungato negli anni. Durante il cateterismo è pertanto l’acqua e non l’effettiva superficie del catetere che viene a contatto con la mucosa uretrale: questo spiega come siano praticamente ridotti a zero l’attrito e i traumi conseguenti, in relazione al grado di isotonicità rispetto all’urina presentato dal catetere.

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Che cos'è l'autocateterismo?

L'autocateterismo è la metodica che consente al paziente di effettuare autonomamente lo svuotamento vescicale con il catetere monouso. È una tecnica estremamente semplice che, una volta appresa, permette un controllo completo e autonomo delle funzioni vescico-sfinteriche, riduce le infezioni delle vie urinarie, previene le fughe di urina e migliora la qualità di vita del paziente. In genere non vi sono difficoltà ad effettuare l'autocateterismo: problemi possono insorgere se vi sono deficit motori agli arti superiori (come nel caso del tetraplegico) o in caso di scarsa collaborazione da parte del paziente. Quella dell'autocateterismo è oggi una pratica estremamente diffusa in tutto il mondo e a tutte le età: l'esperienza insegna che, già all'età di 2-3 anni, molti bambini, opportunamente addestrati, trovano divertente rimuovere il catetere da soli. All'età di 5-6 anni, il bambino può già cominciare, in modo graduale, a cateterizzarsi da solo.

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Che cosa si intende per cateterismo sterile e per cateterismo pulito?

Il cateterismo (o l’autocateterismo) sterile è quello che viene effettuato generalmente in ambiente ospedaliero. Deve essere eseguita una accurata disinfezione dei genitali, devono essere utilizzati guanti sterili (da parte dell’operatore o del paziente in caso di autocateterismo), gel lubrificante sterile ed i genitali del paziente devono venire coperti da un telino sterile fenestrato. Se si usa un catetere idrofilo autolubrificante, deve essere utilizzata soluzione fisiologica o acqua sterile e non vi è la necessità del gel lubrificante. L’autocateterismo (o il cateterismo) pulito consente il trattamento a lungo termine delle disfunzioni dell’apparato vescico-sfinterico e costituisce un ottimo strumento

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Quali sono le fasi essenziali per procedere a un corretto autocateterismo?

Dopo aver preparato adeguatamente il catetere e lavato accuratamente mani e genitali, si procede in questo modo: Seduti sulla tazza, ricercare la posizione più comoda per le operazioni successive. Per chi esegue la manovra disteso, la posizione ideale viene appresa durante l’addestramento (solitamente è quella semiseduta con gambe piegate e aperte). Alle donne risulta di solito necessario l’utilizzo di uno specchio e, se necessario, di una lampada. Introdurre lentamente il catetere fino a quando non si vede defluire l’urina: ciò significa che il catetere è giunto in vescica. Nel caso il catetere si “blocchi” e non entri in vescica

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Che cos'è il residuo post-minzionale?

Il residuo (o ristagno) post-minzionale è la quantità di urina che rimane all’interno della vescica dopo l’eventuale minzione (spontanea, riflessa o mediante torchio addominale). È un parametro molto importante e facilmente rilevabile che ci permette di valutare: la capacità vescicale totale (sommando il valore dell’urina emessa al valore del residuo post-minzionale); l’efficacia del trattamento riabilitativo vescico-sfinterico (la vescica si definisce bilanciata quando il residuo post-minzionale è inferiore al 10% della capacità vescicale totale nelle vesciche da LMNI e inferiore al 20% della capacità vescicale totale nelle vesciche da LMNS); l’eventuale difficoltà all’emissione di urina (in presenza di dissinergia detrusore-sfintere striato). La valutazione del residuo post-minzionale deve avvenire immediatamente dopo la minzione: solitamente viene effettuata mediante un cateterismo estemporaneo (con lo stesso tipo di catetere monouso utilizzato per il cateterismo intermittente), anche se attualmente sono disponibili piccoli apparecchi ecografici per la quantificazione non invasiva del residuo post-minzionale, di costo limitato, che consentono all’operatore di valutare la necessità o meno di procedere allo svuotamento vescicale senza ricorrere inevitabilmente alla cateterizzazione (si tratta di solito di una metodica disponibile in ambiente ospedaliero o riabilitativo specializzato).

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Cosa si intende per “vescica iperattiva”?

Nelle lesioni midollari al di sopra di S2, di solito si ha una vescica cosiddetta “iperattiva” o da “lesione del motoneurone superiore” (LMNS): il detrusore si contrae a un riempimento solitamente inferiore alla norma, indipendentemente da qualsiasi controllo volontario, sviluppando frequentemente elevate pressioni all’interno della vescica. La contrazione del detrusore può avvenire spontaneamente o a seguito di “stimoli”, a volte anche estremamente banali, quali passaggi posturali, colpi di tosse, cateterismo uretrale e igiene perineale, con conseguente incontinenza urinaria. L’attivazione del detrusore e il relativo svuotamento vescicale possono anche essere evocati a scopo riabilitativo, nel tentativo di ottenere la

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Cosa si intende per “vescica acontraente”?

Nelle lesioni del cono midollare (S2-S4), la vescica viene definita “acontrattile” o da “lesione del motoneurone inferiore” (LMNI): sia il detrusore che gli sfinteri perdono le connessioni con il midollo spinale e rimangono definitivamente paralizzati. Lo svuotamento vescicale può essere effettuato mediante l’attivazione del torchio addominale (in altri termini, “spingendo con la pancia” per aumentare la pressione addominale) o la compressione manuale dell’addome, anche se queste manovre possono essere causa di pericolosi aumenti della pressione all’interno della vescica; mentre sono estremamente frequenti gli episodi di incontinenza urinaria da insufficienza sfinterica: basta infatti un colpo di tosse, uno starnuto o una flessione in avanti del tronco per determinare una fuga di urina. In entrambi i casi, se la lesione midollare è completa, il paziente non percepisce la sensazione di vescica piena e il bisogno di urinare: a volte sono presenti “segnali” alternativi (sudorazione, palpitazioni, tensione e peso addominale) che il paziente impara ben presto a riconoscere e che lo informano della necessità di svuotare la vescica.

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Come si può curare la vescica “iperattiva”?

Nella vescica “iperattiva” o da “lesione del motoneurone superiore” (LMNS), in assenza di dissinergia detrusore-sfintere striato e con pressioni detrusoriali “di sicurezza” documentate dall’esame urodinamico, si ricerca la contrazione detrusoriale riflessa mediante la percussione o stimolazione sovrapubica. Questa manovra deve essere effettuata a intervalli regolari (di solito ogni 3-4 ore) e si deve registrare ogni volta la quantità di urina emessa. Per valutare l’efficacia della minzione riflessa, in particolare nelle prime fasi dell’iter riabilitativo vescicale, è indispensabile far seguire alla stimolazione sovrapubica, almeno 4 volte al giorno (ogni 6 ore), la misurazione del residuo post-minzionale

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Come si può curare la vescica “acontrattile”?

In caso di vescica “acontrattile” o da “lesione del motoneurone inferiore” (LMNI), anche se la minzione potrebbe essere ottenuta mediante l’attivazione del torchio addominale (“spingendo” con la pancia), è indicato effettuare lo svuotamento vescicale mediante la pratica del cateterismo intermittente. Nella vescica da LMNI, il detrusore non riprende alcun tipo di attività riflessa (in quanto deconnesso dai centri midollari) e pertanto all’interno del serbatoio vescicale la pressione rimarrà costantemente bassa. In particolare, nell’uomo possono essere presenti resistenze uretrali al passaggio dell’urina (prostata), per cui spesso non è ottenibile il completo svuotamento della vescica. Inoltre, l’attivazione del torchio addominale (e il conseguente aumento della pressione all’interno della vescica) può determinare nel tempo danni alla parete vescicale. Per questi motivi, anche in caso di vescica acontrattile (solitamente non soggetta alle complicanze che si osservano nella vescica iperattiva), è consigliabile effettuare il cateterismo intermittente (anche in questo caso pulito, ogni 4 ore o con scadenze tali da non superare volumi vescicali di 400 cc).

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Quali sono le possibili cause e i sintomi delle infezioni urinarie?

Le infezioni urinarie rappresentano una delle complicanze più frequenti nei pazienti mielolesi e sono la conseguenza della crescita di batteri nell’urina all’interno della vescica. Le cause possono essere molteplici: residuo post-minzionale: l’urina residua è un mezzo ideale per lo sviluppo dei batteri e rappresenta la causa principale delle infezioni dell’apparato urinario;Ingresso di batteri in vescica durante procedure diagnostiche o manovre terapeutiche; calcolosi renale, ureterale o vescicale; orchiepididimite; igiene perineale non accurata, in particolare nella donna; stipsi o incompleto svuotamento dell’intestino. Sembra inoltre che pressioni vescicali elevate possano provocare una ridotta capacità di “difesa” della

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Come si curano le infezioni urinarie?

Alcune norme di carattere generale devono essere comunque osservate per prevenire l’insorgenza delle infezioni urinarie: bere abbastanza, di solito almeno 1,5 litri al giorno (di ciò si parlerà anche più avanti nei capitoli dedicati all’intestino e alla dieta); acidificare le urine (per esempio, assumendo vitamina C) o utilizzare altri integratori “alimentari” (cranberry, D-mannosio), sempre previo parere del medico; svuotare completamente e regolarmente la vescica (se è il caso, mediante cateterismo intermittente); effettuare un’accurata igiene della regione genitale e perineale; lavarsi spesso le mani; lavare il cuscino della carrozzina e la sua fodera almeno una volta alla

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Che cosa sono i calcoli urinari e come possono essere trattati?

I calcoli sono concrezioni che si formano nei liquidi dell’organismo all’interno di organi cavi (vescica, cistifellea), di dimensioni variabili, unici o multipli, di forma generalmente ovoidale, a superficie liscia e di durezza variabile. I calcoli urinari contengono generalmente, in proporzioni variabili, fosfati, ossalati, urati. Il catetere a permanenza mantenuto a lungo e le infezioni urinarie, soprattutto quelle causate da alcuni batteri (detti ureasi-produttori), possono portare alla formazione di calcoli vescicali e uretero-renali. Spesso sono del tutto asintomatici, in particolare a livello vescicale, e vengono scoperti occasionalmente. I calcoli renali e ureterali possono a volte bloccare il

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Quali complicanze possono insorgere con la vescica neurogena?

Abbiamo già ricordato le infezioni urinarie, i calcoli e la disreflessia autonoma. Abbiamo accennato al reflusso vescico-ureterale, che rappresenta la complicanza più temibile per il rischio di danni irreversibili alla funzionalità renale (insufficienza renale): ci preme sottolineare come spesso tale situazione sia del tutto asintomatica e, pertanto, come sia importante sottoporsi periodicamente agli accertamenti prescritti per evitare di arrivare “troppo tardi”. Altre complicanze sono rappresentate dalle prostatiti (infezioni della prostata) e dalle orchiepididimiti (infezioni dei testicoli e delle prime vie spermatiche), determinate solitamente da traumi uretrali, traumi testicolari (da schiacciamento durante i passaggi posturali), infezioni delle vie urinarie e

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Quali sono gli esami da eseguire per controllare la vescica neurogena?

Vi sono numerosi esami che devono essere effettuati per controllare l’apparato vescico-sfinterico in un paziente con lesione spinale. Oltre alla già ricordata urinocoltura, altre indagini sono rappresentate da: esami del sangue; cistografia retrograda con studio della fase minzionale; urografia; radiografia diretta dell’addome; uretrografia retrograda; scintigrafia renale; ecografia renale, addominale, vescicale; TAC, uro-TAC e RMN; uretroscopia e cistoscopia; esami neurofisiologici. Alcuni di questi esami vanno effettuati periodicamente per controllare la funzionalità renale e prevenire l’insorgenza di complicanze (esami del sangue, urinocoltura con antibiogramma, esame videourodinamico o esame urodinamico e cistografia retrograda con studio della fase minzionale, scintigrafia renale); altre indagini vanno riservate a situazioni particolari quali l’insufficienza renale, il reflusso vescico-ureterale e la calcolosi vescicale.

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Quali aspetti valutano, nel dettaglio, le indagini strumentali, radiologiche e di laboratorio che si eseguono per studiare la vescica neurogena?

Gli esami citati consentono una serie circostanziata di valutazioni quali: esami del sangue (test di funzionalità renale: creatininemia, azotemia, clearance della creatinina); cistografia retrograda con studio della fase minzionale (valuta la morfologia della vescica e dell’uretra durante la fase di riempimento e di svuotamento, mediante il mezzo di contrasto introdotto con un catetere vescicale, e rivela l’eventuale presenza di reflussi vescico-ureterali); urografia e uro-TAC (studiano la morfologia dell’intero apparato urinario, dai reni fino all’uretra, e forniscono indicazioni sulla capacità dei reni di assumere, filtrare ed eliminare il mezzo di contrasto introdotto per via generale

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Che cos'è un esame urodinamico?

L’esame urodinamico consente di studiare la funzione (e, di conseguenza, la disfunzione) delle basse vie urinarie (vescica, uretra, sfinteri): rappresenta l’esame di elezione per la valutazione dei disturbi vescico-sfinterici della persona con lesione spinale. Fornisce una serie di parametri (pressione, flusso, attività elettromiografica sfinteriale) indispensabili alla programmazione dell’intervento terapeutico-riabilitativo e ne permette il monitoraggio nel tempo. Anche se viene comunemente definito “esame (o studio) urodinamico”, è in realtà l’analisi di un insieme di valori che vengono raccolti attraverso la cistomanometria, il profilo pressorio uretrale, l’elettromiografia dello sfintere striato e l’uroflussometria.

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Come viene eseguito uno studio urodinamico?

La cistomanometria è la misurazione contemporanea della pressione vescicale e della pressione addominale. Consente di valutare indirettamente l’attività del detrusore durante la fase di riempimento e di svuotamento della vescica. Viene effettuata mediante un catetere vescicale (ed un catetere rettale), collegato a un rilevatore di pressione: il riempimento della vescica con soluzione fisiologica avviene attraverso lo stesso catetere e una pompa di infusione. Il profilo pressorio uretrale misura le pressioni lungo tutta la lunghezza dell’uretra, a livello dello sfintere liscio, dello sfintere striato e, nell’uomo, dell’uretra prostatica: viene eseguito estraendo il catetere, utilizzato per la cistomanometria, a

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Esistono trattamenti chirurgici in grado di migliorare la continenza e lo svuotamento vescicale?

Gli interventi chirurgici possono essere effettuati per migliorare la funzionalità dell’apparato vescico-sfinterico e per prevenire o curare le complicanze. Nel primo caso, si tratta di interventi destinati a favorire la continenza o lo svuotamento. Per ridurre le resistenze uretrali, si può ricorrere alla resezione endoscopica dello sfintere striato (sfinterotomia) e del collo vescicale (con elevato rischio di incontinenza totale, impotenza e stenosi uretrale); per migliorare la continenza, può essere impiantato uno sfintere artificiale (nelle vesciche da LMNI) o iniettate nella parete dell’uretra sostanze che ne aumentano lo spessore (bulking uretrale), riducendone nel contempo il lume. A nostro

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Quali regole generali si possono seguire per gestire al meglio la vescica?

Per gestire al meglio la propria vescica, il paziente con lesione spinale deve osservare queste regole di base: bere almeno 1,5-2 litri di liquidi al giorno per assicurare un adeguato e costante "lavaggio" di reni e vescica (può essere utile aumentare la quota idrica giornaliera e diminuire quella notturna per evitare un'eccessiva diuresi durante le ore di sonno); evitare bevande alcoliche, limitare l'uso di spezie e tabacco; non trascurare eventuali sintomi quali cefalea pulsante, sudorazione, dolori renali, lombari e addominali, febbre, perché possono indicare la presenza di infezioni dell'apparato urinario, calcoli, reflusso vescico-ureterale; controllare accuratamente le caratteristiche dell'urina (quantità, colore e trasparenza) e segnalarne al medico le eventuali modificazioni; effettuare periodicamente i controlli suggeriti dallo specialista; rispettare scrupolosamente lo schema di riabilitazione vescicale prescritto (minzione riflessa, cateterismo intermittente, terapia farmacologica, controllo del residuo post-minzionale).

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