La disreflessia autonomica

Che cos'è la disreflessia autonomica e quali sono i fattori scatenanti?

Tutte le lesioni complete al di sopra di T6 (emergenza dei nervi splancnici) possono accompagnarsi a fenomeni di iperreflessività autonoma. A volte sono presenti anche in caso di lesioni dorsali più basse; di solito si tratta di manifestazioni cliniche più blande e vengono pertanto definite come “sintomi simil-disreflessici”. La disreflessia autonomica può insorgere dopo la fase di shock spinale (cioè a partire da 10-12 settimane dopo l’evento lesivo), quando il midollo che si trova a valle dell’interruzione, sempre se integro, riesce a recuperare un’attività riflessa autonoma. Questa sindrome è l’espressione di una risposta fisiologica alterata

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Con quali sintomi si manifesta la disreflessia autonomica?

Il quadro clinico, che si instaura gradualmente o in modo rapido, è caratterizzato da: cefalea pulsante, a volte estremamente violenta; ipertensione (a volte fino a 300 mm Hg) o comunque pressione significativamente più alta di quella abituale; tachicardia o bradicardia; sudorazione; ritenzione urinaria; altri sintomi minori (congestione nasale, eritema, orripilazione, midriasi, dispnea, contratture muscolari agli arti inferiori e all’addome). La crisi può manifestarsi con tutti o solo alcuni dei sintomi sopra descritti; l’unico costante è il rialzo pressorio. Particolarmente pericolosi sono gli episodi acuti perché possono condurre a un arresto cardiaco o a un’emorragia cerebrale o retinica. Non sono

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Come si può affrontare la disreflessia autonomica e qual è l’eventuale terapia?

Poiché l’esperienza clinica ha individuato tutte, o quasi, le cause di questa sindrome, la prima regola da seguire è quella di informare (da parte del medico) e di apprendere (da parte del paziente e dei suoi familiari) quali ne siano i fattori scatenanti, per cercare di prevenirli. La sintomatologia va affrontata il più rapidamente possibile. I principali accorgimenti da adottare sono i seguenti: Far sedere il paziente oppure sollevarne la testa per tentare di abbassare la pressione arteriosa. Svuotare la vescica, meglio se utilizzando un catetere. In presenza di un catetere a dimora, controllarne la pervietà lavandolo delicatamente e accuratamente

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