Al di là delle specifiche squisitamente tecniche, che verranno prese in esame di seguito, il criterio fondamentale di scelta di una carrozzina è ovviamente condizionato dalle caratteristiche del paziente con lesione spinale.
Questi sono gli elementi più importanti:
Livello di lesione La carrozzina sarà ovviamente diversa se destinata a un paraplegico o a un tetraplegico. Anche in questi ambiti, comunque, l'estrema variabilità del quadro clinico e neuromotorio di ogni paziente non consente di standardizzare una "carrozzina tipo".
Grado di autonomia La carrozzina deve essere tale da permettere alla persona di raggiungere il massimo grado di autonomia possibile, ma allo stesso tempo deve garantirgli una postura corretta e una adeguata sicurezza.
Condizioni di utilizzazione La scelta sarà diversa a seconda che la carrozzina venga utilizzata prevalentemente in casa o fuori (e debba, per esempio, essere caricata spesso in auto o in aereo), come pure in funzione del tipo di terreno su cui il paziente abitualmente si muove e dell'attività lavorativa che svolge.
Morfologia del soggetto Per quanto possa apparire scontato, la scelta sarà anche condizionata dall'altezza, dal peso e dalla corporatura della persona con lesione spinale.
Quali sono i componenti principali e le caratteristiche tecniche di una carrozzina di tipo?
Sono tanti gli elementi che compongono una carrozzina. Li esamineremo per gruppi, iniziando dal telaio, dai braccioli e dai poggiagambe e pedane.
Telaio:
rigido o pieghevole;
larghezza massima (da mancorrente a mancorrente) da 55 a 70 cm;
peso da meno di 15 kg (carrozzina superleggera) ai 25 kg e oltre di una carrozzina per tetraplegici o elettrica.
Braccioli:
fissi, regolabili in altezza, asportabili;
l'altezza (distanza fra sedile e bordo superiore del bracciolo) ha un ruolo fondamentale nel posizionamento delle spalle e del tronco.
Poggiagambe e pedane:
fissi, estraibili, inclinabili;
le pedane possono essere due separate o uniche, regolabili in altezza, in modo da ottenere, mediante un adeguato posizionamento dei piedi, un assetto corretto della coscia sul sedile ed evitare una pressione eccessiva sugli ischi;
vi è la possibilità di aggiungere una cinghia o un appoggio posteriore per impedire lo scivolamento all'indietro dei polpacci.
Quali caratteristiche devono avere il sedile e lo schienale di una carrozzina?
Le caratteristiche del sedile rivestono un'importanza fondamentale nella prescrizione della carrozzina.
Questi sono i criteri di scelta:
larghezza: deve esistere uno spazio di circa due dita fra i trocanteri e i braccioli;
lunghezza: deve permettere l'appoggio della coscia, ma deve essere evitato il contatto con il cavo popliteo; quindi, devono esserci 4-5 cm tra il poplite e il bordo anteriore del sedile;
altezza: deve essere tale da permettere il corretto posizionamento dei piedi sulle pedane e la carrozzina deve poter passare sotto i tavoli (solitamente non superiore a 50 cm);
la tela del sedile deve poter essere
Quali particolari caratterizzano le ruote e i freni di una carrozzina per persone con mielolesione?
Ne esiste una grande varietà, soprattutto per le ruote, in rapporto al tipo di carrozzina su cui vengono montate. Le caratteristiche generali sono comunque le seguenti.
Ruote posteriori:
si tratta di ruote grandi, che permettono l'autospinta della carrozzina, e sono dotate di mancorrenti;
se sono posizionate in avanti (rispetto al telaio dello schienale), si avrà una carrozzina che impenna più facilmente (utile, per esempio, per fare i gradini), ma poco stabile; mentre, se sono posizionate posteriormente, la stabilità aumenta, ma la spinta risulta meno efficace;
i mancorrenti possono essere ricoperti da materiale antiscivolo o dotati di pioli per migliorare
Le carrozzine si possono dividere genericamente in due grandi gruppi: a spinta manuale (o ad autospinta) e a comando elettrico.
La carrozzina elettrica è indicata nel caso in cui la spinta manuale non sia possibile o poco efficace, faticosa, fonte di sovraccarico, lenta.
Ne esistono fondamentalmente di due tipi: a ruote piccole (leggere, con ruote di piccolo diametro, smontabili e trasportabili, indicate per gli spostamenti in casa) e a ruote grandi (più potenti ma più ingombranti, più confortevoli e più adatte agli spostamenti all'esterno, di difficile trasporto in automobile, di costo elevato).
Il comando può essere manuale (leva o joystick), a mento o a soffio, in relazione alle quote motorie residue del soggetto.
Per tutti i tipi di carrozzina, comunque, è disponibile una vasta gamma di adattamenti, allo scopo di modulare i vari componenti alle esigenze del paziente.
Un modello particolare di carrozzina è la cosiddetta "verticalizzante" o "verticalizzabile", che consente l'assunzione della stazione eretta mediante un meccanismo manuale o elettrico, senza doversi trasferire su uno stabilizzatore di statica (standing).
Esistono infine carrozzine speciali (ultraleggere e dotate di accessori personalizzati) per coloro che praticano abitualmente attività sportive, soprattutto se a livello agonistico.
Secondo le necessità, la carrozzina può essere dotata di alcuni accessori: quali ricordare?
Vengono di seguito elencati i più importanti:
tavolino/piano di lavoro: viene fissato ai braccioli ed è usato sia come tavolo per consumare i pasti sia come piano di lavoro;
rotelline di sicurezza: vanno posizionate dietro, tra le ruote posteriori; generalmente ne basta una nel mezzo per evitare il ribaltamento all'indietro della carrozzina nel caso di impennata non controllata;
rotelline piccole posteriori: servono per passare attraverso porte strette (per esempio, l'ascensore) quando vi è la necessità di estrarre le ruote grandi;
poggiatesta: è montato sullo schienale nel caso in cui il paziente abbia uno scarso o assente controllo del capo;
ausilio WC: rappresentato da un'apertura sul sedile, con coperchio sopra e vaschetta sotto, entrambi amovibili, per utilizzare la carrozzina come sedia comoda (nei soggetti mielolesi si usa raramente).
Il cuscino antidecubito è un accessorio fondamentale della carrozzina: quali caratteristiche deve avere?
Il cuscino antidecubito è un ausilio che deve essere usato da tutti i pazienti mielolesi quando vanno in carrozzina. Previene la formazione delle piaghe da decubito che si formano in corrispondenza dell'ischio (la protuberanza ossea sulla quale poggiamo quando manteniamo la posizione seduta).
Il cuscino da solo non è comunque sufficiente: è necessario pertanto effettuare sollevamenti e spostamenti di carico più volte al giorno.
Si è già trattato questo argomento parlando delle piaghe da decubito; vengono qui ricordati alcuni tipi di presidi e le loro principali caratteristiche.
Esistono vari modelli di cuscini antidecubito: ad aria, al silicone, in gel personalizzati, a fluttuazione asciutta
Quali controlli sono necessari per una corretta manutenzione della carrozzina?
È utile ricordare alcune parti della carrozzina da verificare regolarmente per evitare che anche un piccolo problema "tecnico" possa costringere il paziente a letto.
In modo particolare, controllare sempre la pressione dei pneumatici, la tensione dei raggi (per accertarsi che le ruote non siano deformate), il funzionamento delle piccole ruote anteriori (un "gioco" eccessivo le usura rapidamente); occorre inoltre che i mancorrenti siano ben fissati, così come i braccioli, che la tela del sedile e dello schienale sia adeguatamente tesa e che i freni siano perfettamente in ordine. Per la pulizia delle cromature è sufficiente uno straccio inumidito con alcol, mentre per l'ingrassaggio è opportuno seguire attentamente le indicazioni dell'azienda che ha costruito il presidio.
Le riparazioni dovrebbero essere eseguite esclusivamente dai rivenditori, perché qualsiasi manomissione può invalidare la garanzia e compromettere eventuali future sostituzioni. Esistono piccole modifiche che una persona con lesione spinale potrebbe effettuare da sola per adattare la carrozzina alle proprie esigenze; è necessario però che abbia un minimo di conoscenze e di pratica per non fare dei danni.
Capita spesso, comunque, ed è anche consigliabile, che la persona cominci a gestirsi in autonomia, diventando, il più delle volte, un esperto "autodidatta".
Questo documento fa parte del libro Blue Book, 201 risposte alla mielolesione ed è stato realizzato grazie alle vostre donazioni.
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